MARA E IO

IMG_4388Un amico virtuale mi ha fatto ritrovare questa bellissima foto via Instagram.Una copertina di Novella 2000 del 1998. Mara e io stavamo attraversando un momento di buio pesto. Tutte e due avevamo perso la nostra serenita’ sentimentale. Lei con Arbore e io con Fabrizio. Ma,a parte la tranvata iniziale, una botta sui denti dolorosissima…,quello e’ stato, paradossalmente, uno dei periodi più’ divertenti e spensierati della nostra vita.Amiche vere, verissime, sempre appiccicate come busta e francobollo,non ci lasciavamo mai sole, non davamo il tempo alla tristezza di aggredirci. Quando non volevo uscire,si presentava in taxi sotto casa mia, e mi costringeva a scendere per portarmi a qualche festa. Eravamo piene di amici e corteggiatori, molte sere a cena fuori o, piu’ spesso, davanti a un riso e un’insalata a casa sua o mia, con un bicchiere di vino rosso e la musica a palla. Di “loro” non parlavamo quasi mai. Eravamo sempre in tre. Lei, io e Simona F.,altra reduce con le ossa rotte… Dicevamo sempre “noi siamo la nostra famiglia”. Quanti ricordi, Maramia, quante risate, quanta gente abbiamo conosciuto, quanto abbiamo continuato a sperare che ci si parasse davanti un altro principe azzurro. Non ci volevamo arrendere. Eravamo rimaste in piedi, appoggiandoci l’una all’altra, e continuavamo a credere negli uomini e nell’amore….Una sera, affacciate alla finestra della tua casa su Campo dei Fiori, ascoltando “I try”,mi hai parlato di lui.Un uomo sensibile, intelligente e colto. Capivo che lo stimavi,mi raccontavi di come l’avevi conosciuto quasi con soggezione. Ti corteggiava all’antica, con telefonate e fiori. “Che faccio?”, mi hai chiesto. Avevi gli occhi lucidi, i capelli biondi spettinati,e la tua tuta blu. Ma la risposta gia’la sapevi. “I try”… Ed e’ quella che e’ diventata poi la canzone tua e di Nicola. P.S. Scusa, Nicola, ma non avevi promesso che avresti trovato un principe azzurro anche per me????

MEGLIO DI NO

imageMai mettersi, nei pomeriggi di pioggia o di freddo,a cercare di rendere più’ ordinate la librerie. La mia casa e’ sommersa di libri, Cd, vecchi dischi a 45, 78 e 33 giri, raccolte di riviste degli anni 50 e 60, videocassette con dentro la memoria storica di tanti anni di TV e di lavoro, e cassetti pieni zeppi di fotografie. Un casino di ricordi,che bisognerebbe lasciare li’ tranquilli, senza mai aprirli. Il dramma è quando un giornalista ti telefona e ti chiede “avresti mica una foto tua e di Frizzi quando facevate Pane e Marmellata insieme?”. Certo che ce l’ho la foto, ma dove la trovo in mezzo a tutte le altre? La solidarieta’ professionale per un collega, pero’,e’piu’ forte. E allora mi siedo per terra, e comincio ad aprire album e cassetti. Mi si riversa addosso una cascata di vita mai dimenticata, un tempo infinito di momenti belli, amici, persone, biglietti d’amore, vacanze, foto paparazzate in spiaggia con il pareo e il mollettone in testa, Giulia piccola con Lola, il nostro meraviglioso pastore tedesco, che avevamo trovato legato a un palo dell’aeroporto di Torino. E poi le foto, sacre, della mia famiglia. Smetto di cercare,richiudo i cassetti, mi rialzo e vado in cucina a cercare il mio solito pacchetto di “Rodeo” da masticare…Sapendo gia’ che non bastera’ a farmi mandare giù’ il magone. Tanto, non si può’ tornare indietro. E quella vita l’hai già’ vissuta. Niente foto, gli archivi dei giornali ne saranno pieni. Mi spiace per il mio collega….

NUOVO CINEMA PARADISO

Per me il film piu’ bello della mia vita. Ci sono sentimenti che bruciano. Nostalgia, amore, rimpianti, ricordi, attaccamento al cielo della Sicilia, i colori di una Terra che non fa sconti a nessuno, la passione per il cinema, ma, soprattutto, la struggente tenerezza per un passato che ci siamo volontariamente persi. La scena finale, con lui solo in quella sala vuota, all’interno della sua vita, anche quella vuota, che ricerca se stesso attraverso i baci “tagliati” da spezzoni di pellicola, e’l’essenza di molti di noi. Quale bacio della nostra vita avremmo voluto salvare?

MOMENTANEAMENTE LONTANA

Ho ascoltato per caso stamattina questa canzone di Roberto Vecchioni. Chi mi conosce sa che lo amo moltissimo. Mi sento rappresentata da quello che canta, da come lo canta, da parole che ho dentro e che non riuscirei mai a tirare fuori. Lui parla il mio linguaggio, mi costringe a fare dei conti inaspettati con me stessa, mi commuove e mi aiuta a scegliere, a sognare. O a farmi male. Oggi, per un momento, mi sono sentita anche io “momentaneamente lontana”. Succede.

THE SOUND OF SILENCE

Qualche volta il silenzio e’ una compagnia che ti aiuta a sciogliere tutti i dubbi che hai dentro.Parli con lui, ti confronti con con te stessa, con quello che non ti e’ mai stato detto e avresti voluto sentirti dire e, di colpo, tutto e’ chiaro.La verita’prende forma, colori e contorni. Altre volte, come stasera, il silenzio appare solo come una specie di fuga. Domande che ti rimangono dentro, risposte che non si vogliono dare, e la musica che ti si pianta nello stomaco a ricordarti che la vita, qualche volta, e’ solo una grande bugia.

CONCERTO DI BARCHE E VENTO

Fa un freddo cane, il mare e’forza 8, inutile tentare di uscire. Il vento sembra voler sciogliere tutti i nodi delle barche ormeggiate al molo. Si sentono solo i rumori dei parabordi contro le banchine.E la foce del Tevere oggi e’senza i miei cigni. Solo qualche gabbiano sfida il cielo, volando di traverso.Mentre cercavo di fare il filmino,stavo per cadere in acqua…

DIARIO DI BORDO

Buon anno a tutti, anche se in ritardo. Ma ho passato dei giorni felici sul mare. Sul catamarano di un amico ho vissuto con amore ogni attimo di fusione con l’unico elemento che mi renda felice. L’acqua, il “silenzio” della vela, il respiro delle onde e un orizzonte che vorresti si allontanasse sempre di piu’ dalla terra. E i tramonti al ritorno, in mezzo ad altre barche che dondolavano nel canale come la nostra. E dare da mangiare ai due cigni che si avvicinavano alla scaletta, e io che scendevo sull’ultimo gradino per avvicinarmi a loro. Uno scorcio di natura che mi lasciava ogni sera senza fiato. E, una mattina, “l’incoscienza”di una vita che si e’ realizzata. Mettermi al timone della barca per andare verso il faro di Fiumicino. Un senso di libertà’ fortissimo. Respiravo forte sapendo che quello era il respiro della vita che vorrei.

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