La stanza vuota

Ci sono stanze della mente e del cuore che, se le apri, ti accorgi che sono vuote. Tu credevi di averle arredate, ci avevi messo dentro quadri d’autore, tappeti, poltrone grandi, accoglienti per due, l’avevi riempita di libri, di mare, di colori e di progetti, di musiche e di quaderni dove annotavi ogni giorno un’emozione.Poi, un giorno, apri la porta e ti accorgi che li’ dietro c’e’il niente.Qualcuno, all’improvviso,si e’ portato via tutto. Ti chiedi come, quel qualcuno, fatto di vuoto anche lui, abbia potuto entrare in una stanza dove abitavi anche tu, dove c’e’ ancora il suono di una risata o di una canzone cantata insieme. Con la moka arancione, tutta bruciacchiata sul manico, per un caffe’dimenticato sul fuoco… Richiudi piano la porta di “quella” stanza e ti prometti che, la prossima volta, arrederai testa e cuore con i mobili dell’Ikea. Almeno,se te li porteranno via, non ti incavolerai, perche’ saprai in anticipo che ci avevi investito poco. Come il poco o nulla che valeva la tua “stanza vuota”.

Ora esisti solo tu

Ma ti rendi conto amore che da quando stiamo insieme non esiste più’ una nuvola… Max Biaggi e Bianca Atzei.Per anni MAX ha fatto parte della mia famiglia. Era ed e’ uno dei migliori amici di Fabrizio. Per anni abbiamo pranzato insieme, noi davanti a un piatto di spaghetti e lui davanti a una grande insalata mista… Masticata piano, perche’ durasse di più’. Per anni abbiamo vissuto il batticuore delle sue gare, delle sue vittorie, abbiamo passato notti insonni,con il fuso orario, per vederlo vincere sulle piste di tutto il mondo. Ho avuto il coraggio di dirgli, una sera, mentre mi riaccompagnava a casa in moto, “pero’stai attento, non correre troppo”. Era dolce, il nostro grande campione.Gentile, qualche volta malinconico. Gli ho voluto e gli voglio ancora tanto, ma tanto bene. Poi, con la mia separazione da Frizzi, ci siamo persi di vista. Oggi lo rivedo felice accanto a Bianca. Sono belli, innamorati, hanno dentro un grande amore. E lei,a Sanremo, ha dedicato “solo” a lui, guardandolo negli occhi, la sua bellissima canzone.

La mia settima onda

E’ tanto che non riesco a scrivere sul mio diario di bordo. Avevo come un blocco dentro, dopo quei giorni bellissimi vissuti in barca.Qualche volta in
in alto mare,ma quando c’era vento contro, attraccati alla banchina di Fiumicino.Ho lavorato, fatto spesa, pulito, raschiato, tolto il silicone dagli oblò’e dai lavandini, ho aiutato a mettere le tende e i televisori nelle cabine,ho aiutato ad arredarla come una casa, correndo da Ikea a comprare piumini per dormire al caldo, bicchieri che non cadessero in navigazione, lavando piatti e cucinando per tutti. Tanti amici, a bordo, amici splendidi, pieni di musica e risate. E poi, arrivava sempre ,di colpo, la magia di “quel” momento. Quello che era solo mio, quello della sera, del tramonto con la prima stellina in cielo. Guardavo il mare, lo sentivo un po’ come uno spirito guida, c’era un’attrazione fortissima fra lui e me. Non so quante volte ho sperato che mi leggesse dentro, e mi portasse via lontana da tutti, senza ansie, senza nessuno vicino. Un viaggio, io e il mare, senza una meta da raggiungere. Puntare verso il largo, sarebbe gia’ stata la forma più’ alta della mia liberta’. E il mare mi avrebbe accompagnata, abbracciata, rasserenata. Mi avrebbe raccontato tutte le storie d’amore che aveva sentito raccontare dalle onde mentre correvano verso riva…storie forse un po’ bugiarde, storie finte, annoiate, in barche accoglienti e birichine, ma storie gia’ finite al primo sbarco…. Chissa’, forse, un giorno, gli avrei raccontato anche io il mio amore per lui. Per il mare. Un amore vero, che dura da una vita,di grande fiducia e rispetto per la sua forza 8, le sue tempeste e la sua calma liquida. Dopo tanti giorni vissuti insieme a lui, ai cigni che venivano a mangiare dalle mie mani, agli aerei che passavano vicinissimi alle barche,portandosi dietro un mondo di persone e di vite, un pomeriggio, all’improvviso, ho rifatto il mio borsone,e sono scesa da quella barca,sapendo che non ci non ci sarei piu’ voluta risalire. E’ rimasto solo il mio alberello di Natale nel soggiorno. E poi un vuoto,un grande silenzio freddo,malgrado la voce del mare e di tutte le altre barche intorno…IMG_3643

ASPETTANDO SANREMO

Credo che questa sia stata una delle canzoni che, in assoluto, ci abbia resi tutti più solidali e complici nelle nostre personalissime sofferenze d’amore. Anche verso gente che non stimiamo in modo particolare. Se non siamo ipocriti, possiamo tranquillamente confessarci che, in quella “Notte”, ci siamo buttati e riconosciuti dentro tutti. E tutti con le stesse identiche modalità di un dolore che ci si attacca allo stomaco, e che, “mentre la testa va in giro chiedendo i suoi perche’, il dolore continua a salire e a fare sempre più’ male””Ne’ vincitori ne’ vinti, siamo sconfitti a metà”…Balle!!! Perche’bisogna combattere per poter essere sconfitti, anche solo a meta’”. Qualcuno ti deve avvertire che c’e’ una guerra in atto. Qualcuno ti deve dare un’arma, anche spuntata, perche’ tu ti possa difendere. Invece, il
piu’delle volte,se ne vanno da vigliacchetti,anche se sono gia’ da un pezzo nell’eta’ adulta… E hanno pure la faccia come il lato B di lasciare a te la
responsabilita’di capire che ormai eravate rimasti solo amici(non te ne eri mai accorta?).E che quindi, adesso, lui puo’ fare quello che gli piace, con chi gli pare. Naturalmente il rispetto per chi ti e’ stata/stato vicino fino a un minuto prima, non e’ contemplato. Anzi, diventa un optional fastidioso. A quel punto, la Notte gliela daresti in testa. Con tutta la forza e la sofferenza per un amore in cui eri rimasta/o
solo tu a crederci.Ma la cosa piu’ bella arriva quando ti accorgi di quanto poco quella persona valga lontano da te! E, a quel punto, “la notte” puoi regalarla a chi ti ha sostituita…….

Lampedusa, grazie.

Questo e’ un grande uomo. E’ Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa. E in questo libro, LACRIME DI SALE, c’e’ tutto il suo dolore, la sua fatica, il suo sentirsi impotente di fronte a quel mare che, quasi ogni giorno, regala illusioni di liberta’ a chi arriva sui barconi. Quando riesce ad arrivare…E’ lui che li accoglie, che li cura, che li ascolta. Scrive” Respiro a fatica per la stanchezza. Ho un senso di oppressione al petto. Non ce la faccio piu’….E’ come se fossimo in guerra. Una guerra che non abbiamo scelto noi di combattere e che stiamo affrontando ad armi impari….E noi non possiamo fare altro che stare in trincea”. Un libro commovente, pieno di storie che tirano pugni allo stomaco.Un libro da leggere, per dire grazie a lui e a tutti i lampedusani che, ormai, da troppi anni, vivono una vita che non e’ piu’ la loro.Mentre noi continuiamo a farci la nostra…
IMG_4425

MARA E IO

IMG_4388Un amico virtuale mi ha fatto ritrovare questa bellissima foto via Instagram.Una copertina di Novella 2000 del 1998. Mara e io stavamo attraversando un momento di buio pesto. Tutte e due avevamo perso la nostra serenita’ sentimentale. Lei con Arbore e io con Fabrizio. Ma,a parte la tranvata iniziale, una botta sui denti dolorosissima…,quello e’ stato, paradossalmente, uno dei periodi più’ divertenti e spensierati della nostra vita.Amiche vere, verissime, sempre appiccicate come busta e francobollo,non ci lasciavamo mai sole, non davamo il tempo alla tristezza di aggredirci. Quando non volevo uscire,si presentava in taxi sotto casa mia, e mi costringeva a scendere per portarmi a qualche festa. Eravamo piene di amici e corteggiatori, molte sere a cena fuori o, piu’ spesso, davanti a un riso e un’insalata a casa sua o mia, con un bicchiere di vino rosso e la musica a palla. Di “loro” non parlavamo quasi mai. Eravamo sempre in tre. Lei, io e Simona F.,altra reduce con le ossa rotte… Dicevamo sempre “noi siamo la nostra famiglia”. Quanti ricordi, Maramia, quante risate, quanta gente abbiamo conosciuto, quanto abbiamo continuato a sperare che ci si parasse davanti un altro principe azzurro. Non ci volevamo arrendere. Eravamo rimaste in piedi, appoggiandoci l’una all’altra, e continuavamo a credere negli uomini e nell’amore….Una sera, affacciate alla finestra della tua casa su Campo dei Fiori, ascoltando “I try”,mi hai parlato di lui.Un uomo sensibile, intelligente e colto. Capivo che lo stimavi,mi raccontavi di come l’avevi conosciuto quasi con soggezione. Ti corteggiava all’antica, con telefonate e fiori. “Che faccio?”, mi hai chiesto. Avevi gli occhi lucidi, i capelli biondi spettinati,e la tua tuta blu. Ma la risposta gia’la sapevi. “I try”… Ed e’ quella che e’ diventata poi la canzone tua e di Nicola. P.S. Scusa, Nicola, ma non avevi promesso che avresti trovato un principe azzurro anche per me????