La mia settima onda

E’ tanto che non riesco a scrivere sul mio diario di bordo. Avevo come un blocco dentro, dopo quei giorni bellissimi vissuti in barca.Qualche volta in
in alto mare,ma quando c’era vento contro, attraccati alla banchina di Fiumicino.Ho lavorato, fatto spesa, pulito, raschiato, tolto il silicone dagli oblò’e dai lavandini, ho aiutato a mettere le tende e i televisori nelle cabine,ho aiutato ad arredarla come una casa, correndo da Ikea a comprare piumini per dormire al caldo, bicchieri che non cadessero in navigazione, lavando piatti e cucinando per tutti. Tanti amici, a bordo, amici splendidi, pieni di musica e risate. E poi, arrivava sempre ,di colpo, la magia di “quel” momento. Quello che era solo mio, quello della sera, del tramonto con la prima stellina in cielo. Guardavo il mare, lo sentivo un po’ come uno spirito guida, c’era un’attrazione fortissima fra lui e me. Non so quante volte ho sperato che mi leggesse dentro, e mi portasse via lontana da tutti, senza ansie, senza nessuno vicino. Un viaggio, io e il mare, senza una meta da raggiungere. Puntare verso il largo, sarebbe gia’ stata la forma più’ alta della mia liberta’. E il mare mi avrebbe accompagnata, abbracciata, rasserenata. Mi avrebbe raccontato tutte le storie d’amore che aveva sentito raccontare dalle onde mentre correvano verso riva…storie forse un po’ bugiarde, storie finte, annoiate, in barche accoglienti e birichine, ma storie gia’ finite al primo sbarco…. Chissa’, forse, un giorno, gli avrei raccontato anche io il mio amore per lui. Per il mare. Un amore vero, che dura da una vita,di grande fiducia e rispetto per la sua forza 8, le sue tempeste e la sua calma liquida. Dopo tanti giorni vissuti insieme a lui, ai cigni che venivano a mangiare dalle mie mani, agli aerei che passavano vicinissimi alle barche,portandosi dietro un mondo di persone e di vite, un pomeriggio, all’improvviso, ho rifatto il mio borsone,e sono scesa da quella barca,sapendo che non ci non ci sarei piu’ voluta risalire. E’ rimasto solo il mio alberello di Natale nel soggiorno. E poi un vuoto,un grande silenzio freddo,malgrado la voce del mare e di tutte le altre barche intorno…IMG_3643

ASPETTANDO SANREMO

Credo che questa sia stata una delle canzoni che, in assoluto, ci abbia resi tutti più solidali e complici nelle nostre personalissime sofferenze d’amore. Anche verso gente che non stimiamo in modo particolare. Se non siamo ipocriti, possiamo tranquillamente confessarci che, in quella “Notte”, ci siamo buttati e riconosciuti dentro tutti. E tutti con le stesse identiche modalità di un dolore che ci si attacca allo stomaco, e che, “mentre la testa va in giro chiedendo i suoi perche’, il dolore continua a salire e a fare sempre più’ male””Ne’ vincitori ne’ vinti, siamo sconfitti a metà”…Balle!!! Perche’bisogna combattere per poter essere sconfitti, anche solo a meta’”. Qualcuno ti deve avvertire che c’e’ una guerra in atto. Qualcuno ti deve dare un’arma, anche spuntata, perche’ tu ti possa difendere. Invece, il
piu’delle volte,se ne vanno da vigliacchetti,anche se sono gia’ da un pezzo nell’eta’ adulta… E hanno pure la faccia come il lato B di lasciare a te la
responsabilita’di capire che ormai eravate rimasti solo amici(non te ne eri mai accorta?).E che quindi, adesso, lui puo’ fare quello che gli piace, con chi gli pare. Naturalmente il rispetto per chi ti e’ stata/stato vicino fino a un minuto prima, non e’ contemplato. Anzi, diventa un optional fastidioso. A quel punto, la Notte gliela daresti in testa. Con tutta la forza e la sofferenza per un amore in cui eri rimasta/o
solo tu a crederci.Ma la cosa piu’ bella arriva quando ti accorgi di quanto poco quella persona valga lontano da te! E, a quel punto, “la notte” puoi regalarla a chi ti ha sostituita…….