Lampedusa, grazie.

Questo e’ un grande uomo. E’ Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa. E in questo libro, LACRIME DI SALE, c’e’ tutto il suo dolore, la sua fatica, il suo sentirsi impotente di fronte a quel mare che, quasi ogni giorno, regala illusioni di liberta’ a chi arriva sui barconi. Quando riesce ad arrivare…E’ lui che li accoglie, che li cura, che li ascolta. Scrive” Respiro a fatica per la stanchezza. Ho un senso di oppressione al petto. Non ce la faccio piu’….E’ come se fossimo in guerra. Una guerra che non abbiamo scelto noi di combattere e che stiamo affrontando ad armi impari….E noi non possiamo fare altro che stare in trincea”. Un libro commovente, pieno di storie che tirano pugni allo stomaco.Un libro da leggere, per dire grazie a lui e a tutti i lampedusani che, ormai, da troppi anni, vivono una vita che non e’ piu’ la loro.Mentre noi continuiamo a farci la nostra…
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VI AMO. VI AMO TUTTI.🌹

Stanotte e’ difficile addormentarsi. Troppo dolore, in questi giorni, in una terra, come ha detto Nicola Porro, che sembra essere stata dimenticata dallo Stato. Una terra “figlia di un Dio minore”. Guardo in TV tutta quella neve, e mi ricordo quando, da bambini, pregavamo che nevicasse con il naso all’insù’, schiacciato contro la finestra. La neve portava allegria e, quando ne cadeva molta, non andavamo a scuola. Quella stessa neve, oggi, e’ tragedia, dramma, sofferenza, lacrime, fatica fisica. Sono mani che scavano senza sosta in cerca della vita, anche se ne fosse rimasta una sola. Li vedi chiusi in spazi strettissimi per spostare blocchi di ghiaccio e detriti, e quando poi la trovano, quella vita, la tirano su con le braccia ridono con lei, l’accarezzano, la scaldano, si commuovono. Come se un po’ di quella vita salvata si trasmettesse anche a loro.E poi, a testa bassa, ricominciano a cercarne un’altra, di vita. Non si arrendono,e’ come se stessero cercando i loro, di figli. Le loro mogli, i loro amici, fratelli. Li amo tutti. Li amiamo tutti. Sono persone che, da una settimana, hanno dimenticato a casa le loro famiglie, per rimettere insieme famiglie che, forse, non ci sono piu’. Non vogliono essere chiamati eroi. Non amano parlare davanti alle telecamere. Sono li’ dopo essersi fatti, di notte, km a piedi, sugli sci, in mezzo a sentieri gia’ ghiacciati. E oggi, alcuni di loro, non ci sono piu’. Sono precipitati con un elicottero che cercava di portare in ospedale uno sciatore che si era rotto una gamba. Anche il papà di mia figlia era ufficiale elicotterista dei Carabinieri. Anche lui veniva chiamato a salvare vite in montagna. Anche lui mi parlava delle difficolta’ di volare in mezzo a nebbie che si alzavano all’improvviso, di fili dell’alta tensione che si confondevano con i costoni delle rocce, di quello strano fenomeno che accade quando hai tanto bianco intorno, si puo’ confondere la salita con la discesa. Tanti anni fa perdemmo il suo migliore amico, che Giulia chiamava “zio Gipo”. Elicotterista anche lui, quella volta ,sul mare di Genova, fu tradito da un fascio di sole che gli fece scambiare il mare per il cielo. A Giulia, di zio Gipo, giovane, biondo, allegro e pieno di vita, e’ rimasto un enorme cagnolone di peluche. Ed e’ anche a lui che penso, stasera. Solo chi ha fatto la mia stessa vita in mezzo alle divise e ai loro sacrifici, puo’ capire quello che sto provando in questi giorni. Lo ripeto. Vi amo.Vi amo tutti. E amo le vostre famiglie e le loro ansie che non vi diranno mai. Grazie.

MARA E IO

IMG_4388Un amico virtuale mi ha fatto ritrovare questa bellissima foto via Instagram.Una copertina di Novella 2000 del 1998. Mara e io stavamo attraversando un momento di buio pesto. Tutte e due avevamo perso la nostra serenita’ sentimentale. Lei con Arbore e io con Fabrizio. Ma,a parte la tranvata iniziale, una botta sui denti dolorosissima…,quello e’ stato, paradossalmente, uno dei periodi più’ divertenti e spensierati della nostra vita.Amiche vere, verissime, sempre appiccicate come busta e francobollo,non ci lasciavamo mai sole, non davamo il tempo alla tristezza di aggredirci. Quando non volevo uscire,si presentava in taxi sotto casa mia, e mi costringeva a scendere per portarmi a qualche festa. Eravamo piene di amici e corteggiatori, molte sere a cena fuori o, piu’ spesso, davanti a un riso e un’insalata a casa sua o mia, con un bicchiere di vino rosso e la musica a palla. Di “loro” non parlavamo quasi mai. Eravamo sempre in tre. Lei, io e Simona F.,altra reduce con le ossa rotte… Dicevamo sempre “noi siamo la nostra famiglia”. Quanti ricordi, Maramia, quante risate, quanta gente abbiamo conosciuto, quanto abbiamo continuato a sperare che ci si parasse davanti un altro principe azzurro. Non ci volevamo arrendere. Eravamo rimaste in piedi, appoggiandoci l’una all’altra, e continuavamo a credere negli uomini e nell’amore….Una sera, affacciate alla finestra della tua casa su Campo dei Fiori, ascoltando “I try”,mi hai parlato di lui.Un uomo sensibile, intelligente e colto. Capivo che lo stimavi,mi raccontavi di come l’avevi conosciuto quasi con soggezione. Ti corteggiava all’antica, con telefonate e fiori. “Che faccio?”, mi hai chiesto. Avevi gli occhi lucidi, i capelli biondi spettinati,e la tua tuta blu. Ma la risposta gia’la sapevi. “I try”… Ed e’ quella che e’ diventata poi la canzone tua e di Nicola. P.S. Scusa, Nicola, ma non avevi promesso che avresti trovato un principe azzurro anche per me????

MEGLIO DI NO

imageMai mettersi, nei pomeriggi di pioggia o di freddo,a cercare di rendere più’ ordinate la librerie. La mia casa e’ sommersa di libri, Cd, vecchi dischi a 45, 78 e 33 giri, raccolte di riviste degli anni 50 e 60, videocassette con dentro la memoria storica di tanti anni di TV e di lavoro, e cassetti pieni zeppi di fotografie. Un casino di ricordi,che bisognerebbe lasciare li’ tranquilli, senza mai aprirli. Il dramma è quando un giornalista ti telefona e ti chiede “avresti mica una foto tua e di Frizzi quando facevate Pane e Marmellata insieme?”. Certo che ce l’ho la foto, ma dove la trovo in mezzo a tutte le altre? La solidarieta’ professionale per un collega, pero’,e’piu’ forte. E allora mi siedo per terra, e comincio ad aprire album e cassetti. Mi si riversa addosso una cascata di vita mai dimenticata, un tempo infinito di momenti belli, amici, persone, biglietti d’amore, vacanze, foto paparazzate in spiaggia con il pareo e il mollettone in testa, Giulia piccola con Lola, il nostro meraviglioso pastore tedesco, che avevamo trovato legato a un palo dell’aeroporto di Torino. E poi le foto, sacre, della mia famiglia. Smetto di cercare,richiudo i cassetti, mi rialzo e vado in cucina a cercare il mio solito pacchetto di “Rodeo” da masticare…Sapendo gia’ che non bastera’ a farmi mandare giù’ il magone. Tanto, non si può’ tornare indietro. E quella vita l’hai già’ vissuta. Niente foto, gli archivi dei giornali ne saranno pieni. Mi spiace per il mio collega….

NUOVO CINEMA PARADISO

Per me il film piu’ bello della mia vita. Ci sono sentimenti che bruciano. Nostalgia, amore, rimpianti, ricordi, attaccamento al cielo della Sicilia, i colori di una Terra che non fa sconti a nessuno, la passione per il cinema, ma, soprattutto, la struggente tenerezza per un passato che ci siamo volontariamente persi. La scena finale, con lui solo in quella sala vuota, all’interno della sua vita, anche quella vuota, che ricerca se stesso attraverso i baci “tagliati” da spezzoni di pellicola, e’l’essenza di molti di noi. Quale bacio della nostra vita avremmo voluto salvare?

MOMENTANEAMENTE LONTANA

Ho ascoltato per caso stamattina questa canzone di Roberto Vecchioni. Chi mi conosce sa che lo amo moltissimo. Mi sento rappresentata da quello che canta, da come lo canta, da parole che ho dentro e che non riuscirei mai a tirare fuori. Lui parla il mio linguaggio, mi costringe a fare dei conti inaspettati con me stessa, mi commuove e mi aiuta a scegliere, a sognare. O a farmi male. Oggi, per un momento, mi sono sentita anche io “momentaneamente lontana”. Succede.

THE SOUND OF SILENCE

Qualche volta il silenzio e’ una compagnia che ti aiuta a sciogliere tutti i dubbi che hai dentro.Parli con lui, ti confronti con con te stessa, con quello che non ti e’ mai stato detto e avresti voluto sentirti dire e, di colpo, tutto e’ chiaro.La verita’prende forma, colori e contorni. Altre volte, come stasera, il silenzio appare solo come una specie di fuga. Domande che ti rimangono dentro, risposte che non si vogliono dare, e la musica che ti si pianta nello stomaco a ricordarti che la vita, qualche volta, e’ solo una grande bugia.